Verso la ricerca di standard professionali

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LA PROFESSIONALITÀ: PUNTI DI RIFERIMENTO ISTITUZIONALI

Da quali documenti si deve partire?

Non è facile, neanche per una scuola che vuole avviare un serio percorso di ricerca, scegliere i documenti da cui partire. Abbiamo visto che il comma 129 punto 3 della legge 107/2015 propone tre contenitori, ma di difficile articolazione, che la stessa legge non ha abrogato i riferimenti al contratto di lavoro (2006-2009) e ha rinnovellato l’articolo 448 del D.lgs 297/1994 .

Le scuole si trovano di fronte:

  1. ad un presente, che è quello della legge 107/2015, ma anche della più recente normativa sulla formazione per i docenti neo assunti (DM 27 ottobre 2015, n. 850);2. ad un passato non cancellato: la valutazione del servizio del personale previsto dal D.lgs 297/1994, art. 448 che, però, nulla ha a che vedere con la valorizzazione della professionalità; il Contratto di lavoro (2006-2009) con l’articolo 26 che definisce la funzione docente, l’articolo 27 che si occupa del profilo professionale e l’articolo 28 che entra nel merito delle attività d’insegnamento;3. ma anche ad una ricerca sulle professionalità che ha avuto negli ultimo decenni sorti altalenanti.
    A dire il vero nella nostra area nazionale per molto tempo la questione delle professionalità è stata alquanto sopita, tanto che resta, per molti aspetti, ancora attuale il rapporto di ricerca su “L’insegnante di qualità” che risale al 1999 (pubblicata a cura di Umberto Margiotta da Armando)

    Va altresì ricordato il documento ARAN, Ministero, OOSS del 24 maggio 2004, che abbozzava l’idea di acquisizione di crediti formativi (come la partecipazione ad attività di ricerca, formazione, innovazione) spendibili per funzioni connesse all’area della didattica (dipartimenti, formatori, tutor…) e di crediti professionali (come lo svolgimento di attività di supporto all’organizzazione della scuola autonoma), spendibili ai fini dell’accesso a nuove professioni (dirigente scolastico…) Documento ARAN, OOSS, Ministero 24 maggio 2004.
    A dire il vero il documento Aran era stato in qualche modo riconosciuto e rilanciato in una prima stesura de “La buona scuola” dove si ritornava sull’idea di crediti (professionali, formativi e didattici) in termini più definiti.

Si parlava di:

  • crediti professionali, nel senso di prendersi cura della gestione della scuola (dare contributi nel lavoro di équipe, partecipare all’organizzazione e alla gestione scuola, impegnarsi nel rapporto con le famiglie e gli stakeholder);
  • crediti formativi, nel senso di prendersi cura della propria professionalità (curare la propria formazione continua, mettersi a disposizione per migliorare i percorsi formativi a scuola, fare uso di nuove tecnologie);
  • crediti didattici, nel senso di prendersi cura degli allievi e dell’insegnamento (organizzare le situazioni e gli ambienti di apprendimento, gestire e coinvolgere la classe nelle situazioni di apprendimento; osservare e valutare gli studenti, secondo un approccio formativo, essere disponibili a mettersi in discussione).

Sarebbe inoltre interessante consultare ed approfondire i molti studi sulle professionalità dell’ultimo decennio a livello europeo ed internazionale a partire dalle pubblicazione di Perrenoud.

 IL PRENDERSI CURA DELLA DIDATTICA

È il tempo dedicato a migliorare la qualità dell’insegnamento, ma è anche la capacità di documentare le buone pratiche; la disponibilità al confronto, a mettersi in discussione, a farsi osservare e ad offrire supporti agli altri.

Questo aspetto della professionalità è mirata agli allievi. Significa organizzare le situazioni di apprendimento, saper gestire e coinvolgere la classe nelle situazioni di apprendimento; saper osservare e valutare gli studenti, secondo un approccio formativo, essere disponibili a mettersi in discussione.

Dalle molteplici ricerche sulle modalità di insegnamento apprendimento si evidenziano alcune dimensioni comuni, tra cui:

  1. la conoscenza degli specifici settori disciplinari e del contenuto dei programmi;
  2. la padronanza di un repertorio di strategie didattiche e l’abilità ad utilizzarlo in maniera efficace;
  3. la riflessività, l’analisi delle proprie azioni professionali, ma anche la capacità di riorientamento delle azioni didattiche;
  4. l’empatia, il sapersi identificarsi negli altri e riconoscere la loro dignità;
  5. la capacità di organizzare l’insegnamento, di programmare l’azione didattica, di progettare a breve, medio e lungo termine

Non sono competenze strettamente comportamentali, ma piuttosto dimensioni che caratterizzano la professionalità.

Anche partendo da queste cinque dimensioni di professionalità (o comunque tenendole presente) la scuola può provare a declinarle partendo da quanto indicato dalla legge 107/2015 (comma 129, punto 3)

tabella-5

Tabella 5 – Dai Macro indicatori agli indicatori

È pur vero che la legge 107/2015 ci suggerisce gli aspetti (anche se in termini generici) che possono essere oggetto di premialità, ma saranno le scuole, proprio sulla base dei risultati del RAV e del conseguente Piano di Miglioramento che dovranno selezionare gli “oggetti” che più di altri sono in sintonia con i risultati che si vogliono perseguire.

Sull’indicatore “qualità dell’insegnamento” ci possono essere diversi settori da indagare: l’efficacia delle strategie didattiche utilizzate (strutturazione dell’insegnamento, articolazione delle unità di lavoro, controlli, feed back…); la presenza/assenza della personalizzazione (strategie compensative, supporti mirati, relazione…); la capacità di gestire la classe (tempo, attività, setting d’aula…); la costruzione e la gestione del contesto (coinvolgimento, osservazione, accompagnamento, rapporti relazionali…); risorse didattiche innovative (web, piattaforme, lim, altre tecnologie… uso efficace del registro elettronico).
Si tratta di rendere palesi i comportamenti da valorizzare, quindi documentabili e replicabili. Non è facile perché nel nostro sistema scolastico manca una vera cultura della documentazione. C’è molta ritrosia nei confronti dei tanti software per la didattica. Non sono ottimizzate le potenzialità del registro elettronico. Non si condividono abbastanza le pratiche ben riuscite.

Proprio da questi limiti può ripartire la riflessione nelle nostre scuole per incominciare a costruire insieme una nuova cultura volta a valorizzare la professionalità docente.

Se poi dobbiamo collegare la professionalità non solo agli standard ma anche alla premialità forse potrebbe essere utile farsi una domanda: “Per accedere al Bonus è sufficiente che un insegnante sia un buon insegnante? Oppure è importante che il “buon insegnamento” abbia una ricaduta sulla comunità professionale?”

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